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Ecco i documenti che
dimostrano il forte inquinamento determinato a San Giorgio
del Sannio dall’incendio del capannone Barletta. Le
autorità preposte hanno colpevolmente minimizzato e non
hanno assunto alcuna iniziativa per tutelare i cittadini ed
infatti, dopo 5 mesi ancora non certificano la assenza di
pericolo per la salute pubblica.
Il 23 maggio scorso, prendeva fuoco il
deposito Barletta in contrada Cesine di San Giorgio del Sannio, e
sul sito rimangono ancora, dopo cinque mesi, gran parte dei
materiali bruciati che dopo le esalazioni dovute al caldo estivo
ora sono sotto la pioggia con conseguente dispersione di altri
inquinanti nella zona.
Come disposto dal Codice per
l’Ambiente, la ditta proprietaria del capannone avrebbe dovuto,
sotto il controllo del Comune, dell’ARPAC e della ASL,
tempestivamente “caratterizzare” i rifiuti, cioè stabilire con
apposite analisi la loro natura per decidere come rimuoverli e
smaltirli. Ed invece, la prima conferenza dei servizi si è
tenuta il 5 agosto, dopo oltre due mesi, ma solo per decidere di
smantellare in tutta fretta il capannone danneggiato dal fuoco
senza rendere noti i risultati delle analisi dell’aria, del
suolo, delle acque e dei rifiuti prodotti dalla combustione.
L’ARAPC di Benevento che in
occasione dell’incendio di un altro capannone in provincia ha
tempestivamente attivato tutte le procedure di legge per
“caratterizzare” i rifiuti e bonificare l’aria, nel caso di San
Giorgio del Sannio ha sempre sostenuto che quell’incendio durato
60 ore, non ha prodotto un inquinamento preoccupante.
Ed invece, è stata la stessa
ARPAC con il verbale n. 382 emesso il 29 maggio, ad accertare un
quantitativo di Benzene pari a 575 microgrammi per metro cubo,
cioè 115 volte superiore al valore di riferimento.
E non basta! Il 18 giugno sempre
l’ARPAC ha emesso il verbale n. 380 relativo all’esame delle
acque di spegnimento giudicate “NON ACCETTABILI, per il
superamento dei parametri Alluminio, Ferro, Rame, Tensioattivi
totali e Zinco”.
In modo particolare l’Alluminio
riscontrato è stato di venti volte superiore al limite massimo
consentito e i Tensioattivi addirittura sono risultati pari a
650 volte i valori normali.
Quando la scorsa estate si
bruciò un capannone di Atripalda, le autorità preposte alla
tutela ambientale ed i Vigili del Fuoco riuscirono a raccogliere
e disinquinare le acque di spegnimento prima della immissione in
fogna, nel caso di San Giorgio del Sannio, invece, le acque
piene di metalli ed altri materiali inquinanti sono finite nella
cunetta non impermeabilizzata con conseguenti infiltrazioni nel
terreno e nelle falde, oppure sono finite nella fogna che dopo
alcune centinaia di metri sversa a cielo aperto, senza alcuna
forma di depurazione, in una canale utilizzato anche per
irrigare gli orti.
Nessuna comunicazione, però è
stata fornita ai cittadini per avvisarli del pericolo derivante
dall’inquinamento della zona e neppure sono stati analizzati i
pozzi delle abitazioni circostanti o sottoposti ad analisi gli
abitanti della zona. Tutti hanno voluto minimizzare gli effetti
dell’incendio, ma neppure durante la ultima Conferenza dei
Servizi tenuta il 5 ottobre presso il Comune di San Giorgio del
Sannio, è stata certificata la “assenza di pericolo per la
salute pubblica e l’ambiente”.
Si tratta di comportamenti
estremamente gravi che segnaliamo alla Procura della Repubblica
sperando, ancora una volta, che almeno la Magistratura accerti
le responsabilità degli amministratori e dei pubblici
funzionari che sempre più spesso dimenticano i compiti
istituzionali cui sono preposti.
Gabriele Corona
Presidente AltraBenevento
(23.10.09 ore 16:41)
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