Angelo Casciello
Dio ha creato gli uomini non le religioni
a cura di
Massimo Bignardi
Centro Art’s Events -
Torrecuso (BN)
Inaugurazione sabato 25 febbraio 2012 ore
18,30
La mostra sarà
vistabile fino al 7 aprile 2012
Sabato 4 febbraio alle ore 18,30 sarà inaugurata
la mostra personale di ANGELO CASCIELLO
dal titolo Dio ha creato gli uomini non le
religioni.
La mostra progettata da Tommaso e
Tonino De Maria e curata da
Massimo Bignardi, propone
quattordici grandi dipinti realizzati
dall’artista nel corso del 2006,
evidenziando un dettato narrativo che,
insistendo sulla capacità della luce di
farsi corpo che svela al nostro sguardo
il mondo sensibile, recupera la vitalità
di un profondo bagaglio emotivo ed
esistenziale e, al tempo stesso,
recupera il senso di un origine
mediterraneo al quale Casciello si sente
fortemente legato.
“È un’occasione particolare
- spiega
Tommaso De Maria - che vuol essere un
segnale di reazione a quanto oggi ci
circonda, allo scenario dettato da una
pressione ossessiva del mondo economico:
una realtà che limita ogni prospettiva
al confronto culturale. Una mostra di
pittura, di quella che anima la nostra
immaginazione e che si fa disponibile
compagna negli spazi che abitiamo”.
Una mostra progettata da tempo e che si
inserisce, come evento iniziatico del
nuovo anno, nel programma di attività
della galleria la cui direzione
scientifica è affidata a Ferdinando
Creta.
Del 2006, scrive Massimo Bignardi, “sono
le quattordici grandi carte intelate
proposte in questa mostra; “carte”,
com’è da anni costume di Casciello, che
segnano le pagine di un percorso
all’interno di cambiamento messi in atto
nei registri creativi, evidenziando i
dubbi, le perplessità, le idee che
sostengono gli interrogativi posti
dall’artista, di volta in volta, alla
materia, alla forma attraverso
l’esercizio della pittura. Prioritaria è
la qualità della luce con la quale
Angelo svela la realtà magica che il suo
sguardo incontra sulla superficie: una
luce che si muove con un tempo lungo e
che l’occhio segue nei suoi passaggi sui
corpi che sostano o “posano”
sull’astratto confine dell’immaginifico.
Anche se lo spazio accolto nella
pellicola pittorica conserva del mondo
sensibile quello che Plotino, in un
passo delle Enneadi, indica come
l’impossibilità di «derivare una parte
da un’altra, e ogni singola cosa è solo
una parte», l’aura che lo pervade
trasporta il nostro animo altrove, là
ove, stando ancora al pensiero del
filosofo greco, la luce è «manifesta
alla luce», ove tutto «è trasparente,
nulla è oscuro né resistente, ognuno è
manifesto all’altro fin nell’intimo e
tali sono tutte le cose […]».
Al centro persiste la necessità che
l’uomo ha di dialogare con la
natura, dal quale trae linfa dal
manifestarsi della luce, ora
lasciata spandere sulla materia
incorporea delle immagini, mossa da
un movimento che ravviva e sposta da
un lato e dall’altro le ombre,
ancorandole ai corpi di segni che,
con minimo aggetto, vengono su dal
fondo impercettibile”.