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Il Depuratore una struttura vecchia ed inquinante

   
 
Le fogne cittadine un problema che potrebbe diventare una risorsa.

A distanza di un decennio, nella nostra città, si continua a parlare di depuratore, o meglio di un depuratore inesistente. La realizzazione del depuratore ha fatto scendere in campo politici, ambientalisti e gruppi di cittadini e nessuno si è chiesto se nel terzo millennio è ancora il caso di parlare di depuratori che, in ogni parte del mondo sono dimessi e assolutamente non più progettati. I fanghi residui della depurazione sono altamente inquinanti e difficilmente smaltibili quindi un depuratore diventa un mezzo per inquinare ancora di più l’ambiente. La nostra associazione, nella persona del suo Presidente Provinciale Luigi la Monaca, manifesta tutta la sua contrarietà alla realizzazione di un depuratore nel beneventano. Le soluzioni sarebbero un paio, la prima, già ipotizzata da molto tempo, lunghe condotte a mare che convoglierebbero gli scarichi cittadini, ma il mare ne risentirebbe non poco, la seconda, innovativa e attuabile con un po’ di buona volontà sarebbe imperniata tutta su reazioni chimiche da batteri.
Batteri che depurano i reflui, celle a combustibile: è la nuova frontiera per la ricerca scientifica. Una piccola centrale elettrica completamente ecologica. L'energia sarebbe ricavata direttamente durante il trattamento di purificazione e bonifica delle acque reflue, cioè i rifiuti liquidi provenienti dalle case e dalle attività produttive (agricoltura, allevamento e industria).
La proposta de si basa su un procedimento bio-chimico naturale che sfrutta le capacità di particolari batteri, che proliferano naturalmente nelle paludi e acquitrini, di trasformare i composti organici di cui si nutrono in gas combustibili.
In queste centrali le sostanze organiche contenute nelle acque reflue sarebbero quindi decomposte in gas metano tramite batteri anaerobici, fornendo combustibile per alimentare la centrale stessa e purificando le acque utilizzate.
Ciò permetterebbe di ricavare energia da ogni singola goccia d'acqua; perfino dagli scarichi urbani e dalle cloache fognarie cittadine.
E' uno dei tanti sistemi alternativi, allo studio da anni, per cercare di risolvere uno dei problemi che attanagliano il genere umano sin dall'inizio dalla civilizzazione: produrre energia dall'acqua preservando quest'ultima inestimabile ricchezza.
Per secoli, dagli antichi mulini alle attuali centrali idroelettriche, l'unico modo di estrarre energia dall'acqua è stato sfruttarne alcune proprietà fisiche, come il peso e la fluidità. O la pressione del vapore acqueo, come nelle centrali termoelettriche. Sono metodi che purtroppo non permettono un riutilizzo proficuo delle acque sfruttate. Ma negli ultimi trent'anni è stato studiato, sviluppato e applicato un metodo che potrebbe risolvere questo problema, permettendo di generare energia e acqua simultaneamente dai gas suoi costituenti.
Le celle a combustibile: energia dall'acqua.
Utilizzate per la prima volta nelle missioni Apollo durante la conquista della luna, per il minor peso rispetto alle tradizionali batterie chimiche a piombo, le celle a combustibile sono pile dove idrogeno e ossigeno vengono forzati a formare molecole d'acqua, cedendo durante la reazione elettricità ed energia sotto forma di calore.
Inoltre i residui della reazione, oltre all'acqua, non contengono sostanze inquinanti. Differentemente dai tradizionali generatori elettrochimici (le comuni pile) le celle a combustibile sono praticamente inesauribili, basta rifornirle periodicamente dei suoi due elementi essenziali.
Funzionamento di una cella a combustibile; la reazione chimica che unisce ossigeno e idrogeno, formando una molecola d'acqua, produce calore ed energia elettrica.
Sembrerebbe l'uovo di Colombo dunque: ricavare energia e produrre acqua pura contemporaneamente. Tuttavia anche questo procedimento non è immune da difficoltà, soprattutto di natura economica. A partire dall'alto costo per ricavare idrogeno puro. Ma è possibile realizzare celle a combustibile che funzionano, anziché a idrogeno, con metano o metanolo: guarda caso proprio i composti principali derivanti dal trattamento delle acque reflue sopracitato. Le potenzialità di questo ciclo sono ben evidenti: resta da risolvere il problema di poter accedere a questa tecnologia, per altro già realizzabile e ulteriormente sviluppabile, su vasta scala e a costi contenuti.
La Provincia di Benevento, negli ultimi anni, si sta proponendo per innovazione e originalità, questa sarebbe un’occasione ghiotta per far diventare ancora una volta il Sannio zona leader nella ricerca e l’innovazione. In questi giorni, con l’avvento della stagione calda, la puzza che emanano le fogne cittadine dovrebbe sollecitare i nostri amministratori a risolvere questo annoso, pericoloso e grave problema. Ekoclub, come al solito, segnala i problemi ma, a differenza dei soliti contestatori ad oltranza, si prende la briga d’indicare anche la strada che, pur sembrando eccessivamente innovativa, è percorribile grazie alla buona volontà di chi ci governa.

Luigi La Monaca
Presidente Provinciale Ekoclub International
Tel. 0824313674 - fax 0824313673

(11.04.07 ore 12:29)

 

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