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Pago Veiano - Palazzo Polvere e Torre di Terraloggia

   
 
Palazzo Polvere e Torre di Terraloggia
Le occasioni mancate
Nonostante tutte le belle idee e le promesse che hanno gravitato intorno a queste due imponenti testimonianze del passato, nulla si è fatto per il loro recupero e per creare possibilità occupazionali e di turismo. Manca un tavolo di concertazione per il recupero di questi immobili. Il perché di una situazione che si trascina da decenni. Lanciamo un appello a chi potrà raccoglierlo…

In un articolo uscito sul Secolo Nuovo del 19 settembre 1949 era scritto di Pago Veiano: “Il territorio agricolo del Comune, che produce grano, olio e vino, si estende per 6.387 tomoli comprendendo anche l'ex feudo di Terraloggia, in possesso esclusivo di 5-6 grossi proprietari assenteisti”.
I “proprietari assenteisti” hanno perpetuato fino ai giorni nostri l’abbandono di due imponenti manieri, e cioè palazzo Polvere - lungo corso Margherita, in centro paese - e la Torre di contrada Terraloggia. Un abbandono prolungato nei decenni che ne ha determinato la quasi completa fatiscenza ed il furto di molte opere situate all’interno ed all’esterno delle due strutture. I diversi proprietari, che vivono a Napoli, non hanno più interessi nel piccolo centro sannita da diversi lustri, ormai, nemmeno quello per questi edifici. Una piccola ala di palazzo Polvere negli anni scorsi pare sia stata donata alla parrocchia.

Palazzo Polvere
Raccogliendo pareri qua e là su questa spiacevole situazione, un artista locale mi ha confessato: “Fossi io l’amministrazione, mi costituirei parte civile contro i proprietari per i danni materiali, morali e spirituali dovuti al disinteresse per questi palazzi. Ma sai quanto lavoro si potrebbe creare con questa ricchezza che abbiamo? E noi ce la lasciamo scappare di mano”.
Invece, un ex primario originario del posto afferma che il suo sogno di recupero di palazzo Polvere era quello di impiantarvi una fondazione medica, con prestazioni specializzate per i pazienti. Un’idea lodevole. “Ma fuori dalle mie forze”, ribadisce il nostro dottore.
Altra possibilità che era stata prospettata negli anni, era quella di destinare il palazzo a casa albergo per anziani, visto che la Campania necessita quanto mai strutture aperte a scopi socio-assistenziali.
Non era stata scartata neppure l’ipotesi di portarvi delle aule universitarie.
Poi si era detto (ex amministrazione diessina) di recuperare il giardino retrostante e di “costruirvi una monumentale villa comunale con ingresso da corso Margherita”.
Tuttavia, che si parli di fondazioni, albergo, pensione, convitto per studenti, centro culturale, scuola o altro ancora, tutto langue. Tutto è fatiscente. Tutto, senza vita. Senza che nessuno muova un dito.
Le amministrazioni che si sono succedute negli anni non hanno avuto la forza, o la lungimiranza politica, di procedere ad una acquisizione al patrimonio immobiliare (che pure è stata ripromessa ad ogni tornata elettorale) e così oggi questo immenso edificio sta per crollare.
Le infiltrazioni d’acqua e le intemperie hanno provocato il crollo definitivo del tetto, l’intera struttura è sempre più precaria senza che si riesca ad approntare una soluzione alternativa.

La Torre
Sempre più fatiscente è anche la Torre. Situata a ridosso di Piana Romana, in un punto strategico di congiunzione col turismo religioso di Pietrelcina, negli ultimi quarant’anni ha subito forse più danni dovuti agli scontri tra normanni e beneventani nel basso Medioevo. Un’aria di desolazione stagna intorno al maniero, soprattutto dopo l’abbandono della contrada, qualche anno fa, da parte dell’ultima famiglia che vi abitava.
E così, mentre diverse centinaia di migliaia di euro sono state impiegate per costruire una country house con piscina, dov’era l’ex mattatoio, in fondo ad una specie di burrone che di panoramico non ha niente (assenza completa di marketing territoriale), per questi due edifici storici non è stato impiegato nemmeno un euro. Non sono stati nemmeno inseriti nel PIT Padre Pio.
Ma, dicevamo, questa non è una situazione recente. Forse nessun comune del Sannio si è contraddistinto, in negativo purtroppo, per l’ignoranza assoluta delle potenzialità e possibilità legate al territorio.

Un tavolo di concertazione
Quello che è sempre mancato rispetto al problema del recupero di palazzo Polvere e della Torre è stata forse proprio la sensibilità di considerare il recupero dei due edifici un problema. Queste due vestigia del passato stanno lì, e pare che nessuno, politici in testa, debba occuparsene.
Non è soltanto un problema culturale o di recupero architettonico. I due complessi, se recuperati, potrebbe veramente legare a sé gran parte dello sviluppo di questo comune. Le leggi al riguardo non mancano, pensiamo solo alle svariate agevolazioni previste dal POR Campania o alla compartecipazione al recupero del Ministero dei Beni Culturali o degli Enti locali.
Ci sono esempi al riguardo proprio in provincia sannita, e ve li riportiamo di seguito.
Nella vicina Pietrelcina il palazzo De Tommasi-Bozzi, di proprietà comunale, è sede dell’attivo Archeoclub locale, che lo utilizza per scopi culturali, quali mostre, presentazioni di libri, convegni-dibattiti.
A Circello il palazzo ducale appartenuto ai principi di Somma è divenuto un centro per anziani fornito di tutte le attrezzature.
A Fragneto Monforte, il palazzo dei duchi Montalto, è ampiamente utilizzato, insieme al suo meraviglioso parco, nell’ambito di appuntamenti quali il Raduno annuale delle Mongolfiere o il premio “Il Tiglio d’Oro”, o anche per banchetti e ricevimenti vari.
A Pago Veiano è sempre mancato un tavolo di concertazione politica intorno al discorso “recupero di palazzo Polvere e Torre di Terraloggia”. Ma siamo nel 2007, e le varie dirigenze politiche si sono comportate esattamente come i feudatari assenteisti e tanto odiati dal popolo di Pago.
Siamo nel 2007 e si dovrebbe iniziare a porre sul tappeto questa problematica. Se possibile anche con incontri di sensibilizzazione rivolti a quante più persone ed organi competenti possibili.

L’appello
Il nostro appello alle forze politiche locali, provinciali, ed anche nazionali, al Ministro per i Beni Culturali, ai magnati ed ai benefattori dell’umanità, se possibile, anche ai santi in Paradiso, è che finalmente si aprano gli occhi e ci si faccia carico del recupero di questi edifici. Che ci si attivi concretamente nel merito, se non vogliamo - come si dice - giocarci ancora la carta dello sviluppo.
Che non si taccia più come se non fosse affare nostro.

Lucia Gangale

(07.08.07 ore 20:27)

 

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