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Al Teatro Comunale di Benevento prima nazionale di "Redemptor hominis"

   
 
Prima nazionale di "Redemptor Hominis"
Sabato 24 aprile 2010  ore 21.00
Teatro Comunale di Benevento

Sabato 24 aprile p.v. alle ore 21.00 nel Teatro Comunale di Benevento sarà eseguita la Cantata per Soli, Coro ed Orchestra dal titolo Redemptor hominis, che vedrà la partecipazione straordinaria dell’attrice Annamaria Ackermann nel ruolo di voce recitante, di Alessandro Fusco quale solista, del Coro “Santa Cecilia” della Chiesa cattedrale di Benevento e dell’Orchestra “Sirio”, sotto la direzione dello stesso curatore del lavoro M° mons. Lupo Ciaglia.
L’opera musicale, prodotta dall’Ufficio diocesano per la Cultura e i Beni culturali con il Patrocinio dell’Arcidiocesi e dell’Amministrazione comunale di Benevento, è intessuta di 16 quadri (collegati da una voce recitante), nei quali si alternano parti solistiche e corali con musiche del repertorio classico (B. Marcello, N.A. Mozart, G.F. Handel, A.M. de Liguori) e melodie originali del M° Lupo Ciaglia (tra cui spicca il testo greco dell’Inno cristologico del cap. 2 della Lettera paolina ai Filippesi per coro di 4 voci miste).

Ai fini di un’adeguata comunicazione dell’evento si allega la recensione a firma di S. E. mons. Serafino Sprovieri, arcivescovo emerito di Benevento apparsa su “Studi e documentazioni. Rivista umbra di musicologia”, 57 (2009), pp. 57-58.
L’ascolto dell’opera musicale “Redemptor hominis” con elaborazioni, orchestrazione e musiche originali del M° Lupo Ciaglia, mi ha toccato profondamente, tanto da richiamare alla mia mente un “peccato di gioventù”, quando chierico nel seminario Pio XI di Reggio Calabria sognavo di scrivere una sinfonia che cantasse la vita nel suo sviluppo, dalla nascita alla fanciullezza, dall’adolescenza alla gioventù, dalla maturità alla vecchiaia ed infine alla morte, con apertura sull’eternità. Volevo in tal modo essere un cantore del Vangelo, offrire il messaggio della salvezza, fasciato dalla malia dell’arte musicale. Il frutto acerbo ed incompleto di quelle fatiche giace in parecchi fogli di musica, con temi annunciati ed altri sviluppati e perfino pagine complete e quasi perfette! I ricordi mi offrono un panorama diseguale: naturalmente suggestivi mi sembrano le pagine della adolescenza. Ma gli impegni ministeriali poi mi fecero abbandonare il progetto. Era troppo grande per i miei poveri mezzi. Cantava il cuore, ma la mente non riusciva a seguirne l’empito.
Il M° Lupo Ciaglia invece ha saputo cantare la vita evangelicamente intesa, centrando il suo affascinante messaggio su Gesù Cristo, “lo stesso ieri, oggi e sempre”. Perché la vita umana si definisce in Gesù, il Cristo di Dio per la salvezza del mondo. Gesù occupa un posto alla destra del Padre, perché risorto ed asceso al cielo; ma egli è il verbo eterno di Dio, che abita da sempre il Mistero di luce, che ha dato origine a tutta la realtà. Né la morte lo ha annientato nella cenere della tomba, come avviene per gli esseri umani, perché egli è il “Signore della vita” e quindi non poteva rimanere in potere della grande nemica dell’uomo!
Tutta la rivelazione, cioè l’auto-comunicazione del Mistero all’uomo, scandisce la scelta di amore che l’Assoluto ha fatto sin dall’eternità, perché egli ha “nostalgia di passeggiare con Adamo”: quella di umanarsi e farsi carico del peccato universale, così da restituire l’uomo al disegno delle origini, cioè a rinascere “ad immagine e somiglianza di Dio”. Questo nucleo della rivelazione ha uno spessore infinito: racchiude il palpito dell’amore assoluto con cui Dio, nel Figlio, si è inabissato nella povertà umana e si è fatto servo obbediente sino alla “morte di croce”; per cui il Padre lo ha levato al di sopra di tutte le potenze, come “primizia” della glorificazione universale, riservata ad ogni uomo che si affida a Gesù e crede nel Vangelo.
Il M° Ciaglia avvia la cantata con l’inno cristologico del capitolo 2 della Lettera ai Filippesi, musicandone per coro a 4 voci miste il testo originale greco, in una modalità dal sapore incantevole, con stilemi insoliti che (ascoltati più volte) rivelano la loro preziosità suggestiva. Un “la” di valore superiore, dunque, che ti fa desiderare il seguito della coinvolgente narrazione musicale. Il M° Ciaglia predica con la musica. E lo fa con dottrina profonda, avendo sviscerato la lezione del “Canto beneventano” (un frammento lo si trova al brano 5 dell’opera) più antico del gregoriano; ma costruisce il suo poema utilizzando anche pezzi di altri autori (B: Marcello, A.M. de’ Liguori, W.A. Mozart, G:F: Handel), come tessere di un mosaico, tenuti insieme da un sapiente orchestrale, dove il piccolo ma amalgamato “ensable” di amici del Conservatorio musicale di Benevento (dove il Ciaglia insegna), sotto la bacchetta dell’Autore, riesce nell’intento di commentare le sequenze della vita di Gesù, come se fosse un coro greco. Anche il Coro è fatto in casa: si tratta del valoroso Coro del Duomo di Benevento, educato alle atmosfere alte dal Repertorio completo dell’Anno liturgico, musicato dallo stesso M° Ciaglia. I quadri evangelici si concludono magnificamente con l’Alleluja da “il Messia” di Handel, pagina che è una infrenabile esplosione della gioia pasquale.
L’opera è un valido supporto alla contemplazione dei misteri della vita del Signore. Seguendone il testo, si viene trascinati dentro le scene evangeliche; ma anche ascoltando la musica come in sottofondo, si riceve un efficace stimolo a riflettere, a pregare col cuore, per cui esso potrebbe risultare un utile strumento pastorale, specie dove si cerca di insegnare la “lectio biblica” sul Vangelo. Ma il frutto più bello potrebbe essere quello di entusiasmare per il canto sacro e per quello liturgico così da conferire alle celebrazioni religiose tutta la dignità che meritano.

(19.04.10 ore 12:23)

 

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