E' da più
vent'anni che la televisione cerca di convertirci tutti alla
stupidità, all'individualismo, alla lobotomizzazione
collettiva, al menefreghismo, alla promozione di un modello
di competizione violenta e individualista, che va ad
intaccare quel senso di solidarietà che dovrebbe essere
invece la base del vivere civile.
Ci stanno
provando in tutti i modi a farci diventare sudditi e non più
cittadini. Ci stanno provando in tutti i modi a farci accettare
il massacro dei nostri diritti. Dicono che "ce lo stiamo
scegliendo noi", ma ogni volta ci presentano candidati politici
da votare con il naso tappato, inventandosi leggi elettorali
fatte apposta per eludere la nostra prerogativa costituzionale
di cittadini sovrani. E da ultimo, chiamando "referendum"
l'intesa con la Fiat che non è altro che un ricatto bello e
buono: o lavorate senza diritti o morite di fame.
E' da più vent'anni che la
televisione cerca di convertirci tutti alla stupidità,
all'individualismo, alla lobotomizzazione collettiva, al
menefreghismo, alla promozione di un modello di competizione
violenta e individualista, che va ad intaccare quel senso di
solidarietà che dovrebbe essere invece la base del vivere
civile. Vogliono dividerci: italiani contro immigrati, nord
contro sud, lavoratori statali contro lavoratori privati,
impiegati contro operai. Ora dopo sessant'anni di democrazia
sempre in bilico, ci stanno dicendo che "la ricreazione è
finita" e che bisogna tornare ai tempi in cui i lavoratori erano
schiavi e i cittadini sudditi.
Eppure, nonostante tutto, a
Pomigliano e in tutta Italia, con la solidarietà che la gente
sta manifestando, arriva un segnale forte: nonostante quei
lavoratori fossero minacciati di rimanere senza lavoro,
nonostante il clima da regime creato in fabbrica, nonostante il
martellante sostegno ai sì - con tanto di vergognosa
dichiarazione ufficiale del PD - più di un lavoratore su tre ha
voluto manifestare il proprio dissenso allo scambio fra diritti
fondamentali e lavoro. Il lavoro non è merce di scambio e
quel "referendum" è in contrasto palese con più articoli della
Costituzione.
E' il segno che questo regime
sta oltrepassando ogni limite di decenza. E se migliaia di
lavoratori, in una zona povera e martoriata del paese, hanno
avuto il coraggio di dire NO, perché esistono i diritti
inviolabili dell'uomo, che, proprio perché tali, non sono
disponibili, neanche con il consenso dei lavoratori, questo
messaggio arriva ad ognuno di noi: a chi si indigna ma non si
muove, a chi non ha mai tempo di partecipare a una riunione o a
una manifestazione, a chi trova sempre mille scuse per non
partecipare ad uno sciopero, a chi "non posso stasera perché ho
l'aperitivo con gli amici". E' ora di darci una svegliata
morale, se l'hanno fatto a Pomigliano possiamo e dobbiamo farlo
ovunque.
A San Giorgio del Sannio per
esempio e prima di tutto, scendendo in piazza con solidale
determinazione a fianco dei lavoratori della trevigiana Telsey
S.p.A., che da maggio sono senza stipendio, e sono stati fatti
oggetto di una storia oscura ed incredibile di vessazioni e di
arbitrari colpi di scena messi in atto dalla Telsey. Nell'arco
di pochi mesi quest'ultima infatti, ha compiuto acrobazie
sospette di ogni genere in danno dei lavoratori senza rispettare
alcuna norma di legge: dall'annuncio della cessione del ramo
d'azienda ad altra azienda di cui , malgrado le richieste di
informazioni dei lavoratori, non svelava il nome, ma di cui
rendeva noto solo che "ovviamente" non poteva assorbire tutti i
dipendenti, Telsey all'improvviso, passa disinvoltamente in
data 24 maggio alla comunicazione di ricorso alla Cassa
Integrazione con contestuale intimazione ai lavoratori di
sospensione dal lavoro e di divieto ad accedere ai locali
aziendali.
Alle legittime richieste
formulate all'azienda il 04 giugno dai lavoratori tramite le
r.s.a. (rappresentanze sindacali aziendali n.d.r.) di
rispettare le procedure di legge e di un esame congiunto dei
bilanci in fase sindacale, preliminarmente all'esame congiunto
amministrativo, ha invece fatto seguito l'11 giugno la lettera
della Telsey non di "proposta" stavolta ma di "formale
comunicazione di licenziamento di tutti i lavoratori " (sic!).
Motivazioni? " L'azienda non può ricorrere alla Cassa
Integrazione Ordinaria poiché ciò è incompatibile con la
cessazione dell'attività." Quanto all'ipotesi di ricorso alla
Cassa Integrazione Straordinaria "questa - si legge nella
lettera - non è stata positivamente riscontrata dai lavoratori.
" Ciò non è vero . I dipendenti Telsey non hanno mai escluso a
priori la possibilità della CIGS, hanno solo chiesto, prima di
firmare e com'era loro diritto, l'esame congiunto dei documenti
e dei bilanci aziendali, al solo fine di poter capire e
verificare la veridicità e la portata della crisi aziendale, la
reale necessità del ricorso alla CIGS affinché la questione
venisse gestita in modo corretto, trasparente, e soprattutto con
i crismi della legalità. Ciò è stato loro illegittimamente
negato e si è proceduto col licenziamento collettivo.
Cosa si nasconde dietro
queste umorali, repentine e unilaterali determinazioni della
Telsey S.p.A. ai limiti del folle arbitrio? Perché la Telsey ha
inscenato questo psicodramma (ai danni dei lavoratori) se la sua
ferrea determinazione era quella di andarsene da San Giorgio del
Sannio? Cosa sperava di ottenere con il ricorso alla Cassa
Integrazione Straordinaria? Istruitevi perché avremo bisogno
della vostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di
tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno
della vostra forza, diceva Antonio Gramsci ai giovani.
E' fin troppo evidente che la
Telsey ha tenuto in ostaggio psicologico per mesi i lavoratori,
senza mai rinunciare - salvo sceneggiate, diluite nel tempo, in
tre atti (cessione ramo d'azienda, cassa integrazione
straordinaria, infine licenziamento collettivo) - al suo intento
iniziale e di fondo, di disfarsi definitivamente di questi
lavoratori. Ma le argomentazioni adottate dall'azienda in questa
"manovra" appaiono tutt'altro che chiare e robuste. E nella
confusione creata dall'arbitrio e dall'estemporaneità
dell'azienda, i lavoratori della Telsey purtroppo oggi non sanno
neppure "cosa" sono: se "cassaintegrati" o "licenziati". Tutto
ciò accade nel disinteresse di tutte le Istituzioni.
Per questo è ora di scendere
in piazza a fianco dei lavoratori che al momento sanno soltanto
di essere senza stipendio, contro i capricci, le angherie, i
soprusi e l'arbitrarietà della Telsey. E non solo: contro i
sindacalisti Vincenzo Argentato della CGIL ed Ugo Lepore della
CISL che non hanno affatto tutelato i lavoratori ma anzi hanno
osato inventarsi miseri e infondati pretesti, come la presenza
di due consulenti legali delegati - com'era loro diritto: non
ci stan-cheremo mai di ripeterlo! - dai lavoratori, per
invalidare e non far neppure verbalizzare il 4 giugno 2010
l'incontro o tavolo istituzionale in sede regionale tra
lavoratori, Regione, Telsey, Confindustria, rappresentanze dei
lavoratori e Sindacati: per la prima volta nella storia i
Sindacati, arbitrariamente e senza alcuna valida ragione hanno
creato una spaccatura con i lavoratori, disconoscendo come RSA i
rappresentanti sindacali dei lavoratori (sic!);
contro tutte le Istituzioni
pubbliche che non rispondono e latitano sulla vicenda;
contro il Sindaco di San
Giorgio del Sannio Giorgio Nardone che fece del Centro di
Eccellenza Informatica solo uno strumento propagandistico a fini
elettorali salvo poi lavarsene le mani e contro il Vice Sindaco,
Assessore al Commercio nonché Consigliere provinciale Claudio
Ricci che pensano - come un chiodo fisso e chissà perché - solo
ed esclusivamente all'iper - favorito commerciante Barletta ed
alle sue fantomatiche crisi occupazionali post incendio, tanto
da permettersi violando la legge di istigarlo ad eludere
un'ordinanza sindacale ed assicurargli l'impunità (sic! vedasi
trascrizione dell'intercettazione telefonica del 01 giugno
2009);
contro il Presidente della
Provincia Aniello Cimitile che ha promesso ai lavoratori della
Telsey trasparenza e soluzioni concrete, ma intanto ancora non
si è pronunciato ed anzi, fa finta di non sapere che allo stesso
indirizzo della Telsey di San Giorgio del Sannio, nei locali di
proprietà della Provincia di Benevento e dalla stessa destinati
alla Telsey S.p.A. ha la sede legale una nuova società che ha lo
stesso oggetto sociale della Telsey e come soci tre persone che
figurano tra i cassaintegrati Telsey (sic!);
contro chi, come il
consigliere comunale Giuseppe Soricelli, capogruppo del gruppo
misto del Comune di San Giorgio del Sannio, evidentemente sapeva
da tempo (cosa sapeva - gli chiediamo - visto che a suo stesso
dire "in molti stanno scoprendo l'acqua calda"? ce lo dica!) ma
ha preferito "parlare" solo a quasi fine mandato per
strumentalizzare forse a fini politici e ad altri abietti e
lungimiranti scopi elettoralistici la vicenda dei lavoratori,
senza sentire alcun dovere di incontrarli e di ascoltare le loro
istanze;
contro il sangiorgese
Onorevole Mario Pepe del PD che non solo non ha creato un solo
posto di lavoro a San Giorgio del Sannio ma se ne frega
altamente di chi lo perde e di come e perché lo perde.
Evidentemente anche per lui come per la Telsey S.p.A. l'obbligo
di trasparenza è un optional... Insomma, una grande
manifestazione contro tutti quanti a San Giorgio del Sannio
hanno trattato il capitale umano come carne da macello ed hanno
trasformato questi uomini onesti che hanno moralità da vendere
e da far impallidire qualunque politico, in pedine per giochi
sporchi e loschi sopra le loro e le nostre teste! Gli interessi
politici ed economici del malaffare non vincono, non vinceranno,
non hanno domani. Non più. La forza è nel puntello impugnato da
oneste, fortissime mani, come diceva Bertoli.
E noi con la forza
dell'onestà non ci stancheremo di chiedere chiarezza alle
istituzioni pubbliche su quest'altra oscura vicenda sangiorgese,
e a farla: possibilmente con le nostre stesse mani.
Rosanna
Carpentieri
Coordinatrice del Comitato "Cittadini per la
Trasparenza e la Democrazia"