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Con riferimento alla
Deliberazione n. 543
del 16 luglio 2010 - Avvio
del procedimento amministrativo al fine dell'esercizio del
potere di
autotutela, sospensione dell'efficacia della deliberazione
di Giunta Regionale n. 145 del 19 febbraio
2010 -
pubblicata sul B.U.R.C. del 26 luglio
L’avvicendamento delle nomine fatte dalla Giunta Regionale
precedente, per le presidenze degli Enti parco regionali, e
la successiva sospensione fatta dalla nuova Giunta
Regionale, non è la soluzione del problema, è inutile
continuare confusamente a nominare nuovi presidenti
"politici". Cambiare realmente e rendere i parchi e le
riserve regionali in grado di tutelare il patrimonio di
biodiversità e di costituire una vera rete ecologica
significa dotare gli enti di personale, strumenti operativi
e vigilanza.
Negli ultimi anni i parchi e
le aree protette della Campania sono state al centro di una
animata polemica, dalla quale non è emerso lo scarso ruolo e
le potenzialità inespresse di uno dei sistemi di aree
protette più importanti del nostro Paese, ma le polemiche
hanno investito le mancanze ed i limiti dell’azione politica
e burocratica messa in atto dalla Regione.
Dall’assenza di strumenti
operativi (piani dei parchi e di gestione dei siti della
Rete natura 2000) e di personale (direttori, tecnici,
etc.) adeguati alla sfida che si richiedeva, le aree
protette della Campania continuano a soffrire anche della la
mancanza di una missione e di una strategia politica
coerente con il loro stesso ruolo, mentre i territori
(soprattutto aree SIC e ZPS) protetti sulla carta continuano
ad essere aggrediti dal degrado ed abbandono.
Le ombre hanno sovrastato le
luci dell’azione politica, e l’aver individuato gli enti
parco come soggetto intermedio della programmazione
comunitaria, caso unico in Italia, anziché essere un fatto
positivo ha rischiato di essere una negatività in quanto si
carica su un "organismo" debole, come sono oggi gli Ente
parco, una responsabilità che va oltre le loro reali
capacità.
Sono questi i frutti di una
confusione che ha regnato nelle politiche ambientali della
Campania (non diciamo nulla di nuovo!!!) e che ha travolto
anche le aree protette, il cui ruolo di strumento efficace
per conservare la biodiversità non emerge. Anzi ci sono casi
in cui, come Terzigno nel cuore del Parco nazionale del
Vesuvio (area SIC e ZPS, riserva della Biosfera della rete
MAB-Unesco), questo ruolo è completamente stravolto.
Le associazioni LIPU, WWF e
LEGAMBIENTE chiedono con forza alla nuova giunta Regionale,
di realizzare una grande strategia di sistema che definisca
la Rete Ecologica Regionale, in collegamento con quella
Nazionale e Euromediterranea, che metta al centro le aree
protette in un grande disegno per la riqualificazione,
rinaturalizzazione e valorizzazione del patrimonio di
biodiversità, delle culture e delle tradizioni della
Campania felix. Chiedono inoltre di rendere al più presto
operativi i parchi dotandoli di personale, strumenti
operativi e vigilanza.
Per tutte queste ragioni, e
per ribadire la nostra visione per le aree protette della
Campania, le nostre associazioni si sono rifiutate in questi
ultimi anni di partecipare a "Parchinmostra", un
appuntamento fuori luogo in quanto festeggia solo le
contraddizioni in cui hanno vissuto da anni le aree protette
della Regione.
All’Assessorato Regionale
all’Ambiente "Giovanni Romano" chiediamo, in questo 2010
Anno Internazionale della Biodiversità, di imprimere la
svolta necessaria per il bene dei parchi della Campania.
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LIPU |
WWF |
LEGAMBIENTE |
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Rino
Esposito |
Giovanni La
Magna |
Pasquale
Raia |
(28.07.10 ore 20:01)
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