In Campania
sembrano sopravvivere alcuni nuclei di lupi, stabilmente nei
massicci
del Matese, dei
Picentini, del Cilento ed occasionalmente nei massicci del
Taburno-Camposauro e del Partenio.
Il lupo (Canis lupus) è un
mammifero protetto dall’Unione Europea (è specie prioritaria ai
sensi della direttiva 92/43/CEE "Habitat") e dalla legge
italiana n. 157/92 quale specie “particolarmente protetta”. La
storia del WWF Italia si intreccia con la recente positiva
ripresa delle popolazioni di lupo in Italia. A cominciare dalla
“Operazione S. Francesco” del 1974, il WWF si è battuto
strenuamente per la salvaguardia di questo animale e,
soprattutto, con campagne di studio ed indagini sul campo
finanziate direttamente dall’Associazione. Più recentemente,
alcuni interventi ed attività sono state finanziate dall’Unione
Europea, con il programma Life Natura.
In Campania sembrano
sopravvivere alcuni nuclei di lupi, stabilmente nei massicci del
Matese, dei Picentini, del Cilento ed occasionalmente nei
massicci del Taburno-Camposauro e del Partenio. La mancanza,
tuttavia, di studi specialistici ed organici accompagnati da
indagini sistematiche non permette di quantificare la
popolazione di lupi nella Regione. Il rinvenimento di una
carcassa in decomposizione lungo una strada che attraversa il
monte Camposauro nei giorni scorsi, quindi, è stato sicuramente
un evento eccezionale ed importante, dato che il precedente
ritrovamento di un altro lupo, avvelenato, risale ad oltre dieci
anni fa.
Peccato che non se ne sia
reso conto il veterinario della ASL “competente”, che ne ha
disposto l’interramento senza nemmeno prelevare un campione dei
tessuti organici per accertare che si trattasse effettivamente
di un lupo e non di un cane inselvatichito anche mediante
analisi genetiche. Curiosamente, lo stesso veterinario lo
definisce “lupoide” nella striminzita relazione fornita,
confermando l’incertezza…
Peccato, ancora, che non si
conosceranno mai le cause della morte (incidente
automobilistico?avvelenamento? arma da fuoco?) che potrebbero
rivelare responsabilità scomode, trattandosi di una specie
protetta e quindi con serie implicazioni giudiziarie per chi ne
provoca il ferimento o la morte. Perché non è stata condotta
l’analisi necroscopica da parte di un Istituto Zooprofilattico
per stabilire le cause della morte?
Se si trattasse di un
investimento (come supposto da chi ha rinvenuto la carcassa)
solo un referto medico-veterinario potrebbe confermare un
impatto con un veicolo: gli investimenti, tuttavia, possono
essere conseguenze di uno stato di salute pessimo dell’animale
provocato da intossicazioni, malattie, parassiti, ecc., per cui
chi ha a cuore la conoscenza delle problematiche di
conservazione del lupo deve sempre andare a fondo nell’analisi e
non basarsi solo sull’apparente trauma fisico subìto e
diagnosticato come impatto.
Peccato, infine, che la
presenza del lupo emerga solo in occasioni sinistre e neppure
l’Ente Parco sia riuscito ad avviare qualche indagine
naturalistica ed ecologica per valutare la reale consistenza
della specie e la potenzialità del territorio del massiccio
Taburno-Camposauro per ospitarne almeno qualche esemplare.
Adesso ci toccherà attendere
la prossima vittima per ritornare a parlare del lupo nella
nostra provincia… oppure recarci in libreria per trovare tracce
più consistenti!
Camillo
Campolongo
Referente WWF per il Parco Regionale Taburno-Camposauro