La Campania si ferma, gli scaffali si svuotano. Il caro carburanti rivela tutte le fragilità del sistema economico regionale. La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori, nata contro l’aumento dei costi dei carburanti, sta assumendo i contorni di una crisi economica e logistica che coinvolge ormai gran parte del Mezzogiorno e che in Campania produce conseguenze sempre più evidenti sulla quotidianità di cittadini, lavoratori e imprese. I presìdi lungo le principali arterie stradali, gli accessi ai porti e i nodi logistici stanno rallentando la circolazione delle merci e compromettendo la regolarità degli approvvigionamenti.
Tra Napoli e Caserta, gli scaffali di numerosi supermercati della grande distribuzione risultano parzialmente vuoti. Cominciano a mancare prodotti freschi, frutta, verdura, latticini e altri generi alimentari, mentre il blocco delle piattaforme logistiche impedisce il regolare rifornimento dei punti vendita. Numerose stazioni di servizio hanno esaurito le scorte di carburante. Particolarmente delicata è la situazione delle isole. A Procida la disponibilità di benzina è ormai prossima all’esaurimento e i supermercati risultano fortemente sguarniti. A Ischia si registrano code ai distributori e difficoltà crescenti nell’approvvigionamento di prodotti alimentari freschi. La carenza di carburante rischia inoltre di compromettere i collegamenti marittimi con la terraferma. Quando bastano pochi giorni di interruzione dei trasporti per svuotare i supermercati, mettere in difficoltà i distributori di carburante e minacciare i collegamenti con le isole, la protesta diventa la manifestazione concreta della vulnerabilità di un intero sistema economico.
Il caro carburanti rappresenta il fattore scatenante di una crisi che affonda le proprie radici in problemi strutturali mai completamente affrontati, a cominciare dalla dipendenza dal trasporto su gomma. A rendere ancora più preoccupante la situazione è la contemporanea crescita del costo della vita. Secondo i dati ISTAT, a settembre 2026 l’inflazione ha raggiunto il 4,2%, dal 3,3% di agosto, trainata soprattutto dai beni energetici, aumentati di oltre il 22% in un anno, e dagli alimentari freschi, saliti del 5,5%.
L’aumento del carburante non resta confinato ai trasporti. Gli agricoltori, dalla Piana del Sele agli allevamenti di bufala del casertano, sostengono maggiori costi per la produzione e la distribuzione delle merci. I consumatori affrontano prezzi crescenti e, in alcune aree, una disponibilità ridotta di beni essenziali. La crisi di una filiera diventa così la crisi di un territorio, e il costo delle inefficienze finisce sull’anello economicamente più debole della catena. Per Meritocrazia Italia Campania, è necessario distinguere con chiarezza due livelli di intervento. Il primo riguarda la gestione immediata dell’emergenza.
Il diritto di manifestare e di rivendicare condizioni economiche sostenibili deve essere pienamente garantito. Le difficoltà degli autotrasportatori e degli agricoltori non possono essere liquidate come semplici tensioni di categoria, perché riguardano attività fondamentali per il funzionamento del sistema produttivo. Allo stesso tempo, però, la protesta non può compromettere indefinitamente l’approvvigionamento di beni essenziali e la continuità dei servizi pubblici. È pertanto indispensabile rafforzare il coordinamento tra Prefetture campane, Regione, operatori logistici e rappresentanze delle categorie coinvolte, perché il confronto istituzionale possa svolgersi senza interrompere le forniture prioritarie.
Particolare attenzione deve essere riservata alle isole del golfo e alle aree interne della regione, dall’Irpinia al Sannio al Cilento, dove l’interruzione dei collegamenti e dei rifornimenti può produrre conseguenze sproporzionate rispetto al resto del territorio. Per Procida, Ischia e Capri, in particolare, Meritocrazia Italia Campania chiede alla Regione un piano di continuità che preveda scorte minime di carburante sulle isole e una procedura di rifornimento straordinario via mare, da attivare prima che i distributori restino a secco e i collegamenti con la terraferma vengano messi a rischio. Occorre garantire corridoi logistici per carburanti destinati ai servizi essenziali, generi alimentari deperibili, farmaci e forniture sanitarie, attraverso procedure coordinate e tempestive, senza attendere che le carenze si trasformino in emergenze sociali.
Il secondo livello, tuttavia, è quello sul quale si misura la reale capacità della politica di governare i processi economici. Non possiamo continuare ad affrontare ogni crisi energetica come un evento eccezionale, quando le condizioni che ne amplificano gli effetti sono ormai strutturali. La Campania continua a dipendere in misura significativa dal trasporto su gomma, pur disponendo di due interporti tra i più grandi d’Italia, Nola e Marcianise, e dei porti di Napoli e Salerno. Una maggiore integrazione tra rete ferroviaria, porti, interporti e piattaforme distributive potrebbe contribuire a ridurre i costi e a diversificare le modalità di movimentazione delle merci.
Meritocrazia Italia Campania ritiene inoltre necessario avviare un programma regionale per la riduzione della dipendenza energetica delle imprese agricole, industriali e logistiche, attraverso incentivi mirati all’efficienza, all’autoproduzione energetica, all’innovazione tecnologica e all’ammodernamento dei processi produttivi, con strumenti di aggregazione che consentano anche alle piccole imprese di accedere agli investimenti necessari.
C’è poi una questione sociale. In un territorio caratterizzato da redditi mediamente più bassi e da una maggiore esposizione delle famiglie economicamente fragili agli aumenti dei prezzi essenziali, la combinazione tra inflazione e difficoltà negli approvvigionamenti rischia di produrre nuove forme di disuguaglianza. La sicurezza economica di un territorio si costruisce prima delle emergenze, attraverso infrastrutture diversificate, filiere efficienti, capacità di previsione e istituzioni in grado di coordinare tempestivamente le risposte. Riportare i camion sulle strade, riempire nuovamente gli scaffali e garantire il rifornimento dei distributori è la prima urgenza. La vera sfida, però, è fare in modo che una situazione simile non basti più a mettere in discussione la normalità economica e sociale di un’intera regione.
– CS
